LIGNAMUNDI

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Lignamundi è un atlante di identificazione ed una guida alle proprietà e caratteristiche di legni temperati e tropicali provenienti da tutto il mondo; tra le sue pagine si trovano inoltre tante utili informazioni pratiche e curiosità, che potranno soddisfare i diversi interessi dei lettori.
Con l’intenzione di offrire un’ampia panoramica sull’incredibile varietà di legni che la natura ci offre, gli autori hanno optato per un criterio di selezione che, oltre a quelli più comuni (quali ad esempio l’abete rosso, l’acero montano, il castagno, il rubberwood, l’obeche, il wengé, l’iroko, ecc.), ne comprende molti altri meno conosciuti (ad esempio l’andiroba, il neem, il pulai, ecc.), succedanei (o potenziali tali) dei più noti, senza dimenticare i legni di pregio (ad esempio palissandri, ebani, mogano, legno serpente, ecc.), molti dei quali ricercati ed ambiti fin dall’antichità ed oggi difficilmente reperibili.

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Flavio Ruffinatto

È professore a contratto per il Corso di Laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali presso l’Università
di Torino e consulente in materia di identificazione del legno per privati, aziende, musei, laboratori, associazioni ed istituzioni.
Ha lavorato presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) di Torino, il Center for Wood Anatomy
and Research di Madison, WI (USA) ed il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali (TESAF) di Padova.
www.woodidlab.it

Gianni Cantarutti

È un esperto di legni, Consulente con esperienza internazionale.
Collabora con aziende e professionisti del design d’interni.
Curatore della Xyloteca “Lignamundi” di San Giovanni al Natisone
(Udine).
Attraverso la società “ECO.is”, di cui è amministratore, promuove la commercializzazione di prodotti con i marchi
“Lignamundi”, “Slow Wood” e “Vuès”.
www.giannicantarutti.it

In questo volume la nomenclatura utilizzata per individuare ciascun legno è di due tipi: scientifica e commerciale.
Il nome scientifico fa riferimento alla classificazione botanica dell’albero da cui proviene il legno, la quale prevede che ciascun organismo vivente sia univocamente definito attraverso l’utilizzo di un binomio latino che ne individua genere e specie di appartenenza.
Ad esempio, secondo tale nomenclatura l’albero che noi conosciamo come rovere è definito Quercus petraea.

La nomenclatura commerciale fa invece riferimento al nome, o ai nomi, di più corrente uso sul mercato.
La nomenclatura scientifica, dal momento che è univoca ed internazionale (il termine Quercus petraea è usato per una sola specie ed è uguale in tutto il mondo), ha il vantaggio di essere certa ed affidabile; al contrario, quella commerciale spesso non è univoca (ad esempio il termine
“rosewood” è utilizzato per una miriade di legni differenti, molti dei quali tra loro non correlati) e varia a seconda della località geografica (il rovere si chiama chȇne in Francia, eiche in Germania, European oak in Inghilterra, ecc.), tanto che dal nome commerciale non è raro fraintendere la vera identità di un legno.
Inoltre, se nel caso dei legni temperati il nome comune coincide di norma col nome dell’albero in piedi, quindi ad esempio col termine “rovere” in Italia si indicano sia la pianta di Quercus petraea, sia il legno da essa prodotto, per quanto riguarda le specie tropicali la situazione è più complessa.
In quest’ultimo caso infatti il nome del legno spesso non corrisponde a quello della pianta, soprattutto quando, come spesso accade, il nome è stato appositamente ideato a fini commerciali (ad esempio “Noce Tanganica”) e/o sotto un unico termine è commercializzato il legno di più specie differenti, come avviene ad esempio per il Doussié, legno africano che comprende più specie del genere Afzelia.

Per i motivi sopra esposti, i legni sono qui presentati in ordine alfabetico di nome scientifico; nei numerosi casi in cui un legno sia fornito da più specie, o da un intero genere, ciò si trova precisato nel testo introduttivo.
La nomenclatura scientifica è in continua evoluzione; il nome utilizzato è quello in vigore al momento della pubblicazione secondo http://www.plantsoftheworldonline.org/, database che riporta inoltre per ciascuna specie gli eventuali sinonimi (nomi non approvati o desueti).

Questo volume vuole essere anzitutto uno strumento che permetta al lettore di identificare correttamente i legni presentati.
Per questo motivo grande attenzione è stata posta nel raffigurare ciascun legno nel modo più esaustivo possibile, mostrandone l’aspetto sia attraverso campioni di xiloteca appositamente selezionati e preparati, sia per mezzo di oggetti in opera. Le figure riportate sulla fascia laterale
sinistra di ciascuna specie sono prevalentemente in scala 2:1 al fine di mostrare in dettaglio la superficie del legno.

Tutti i campioni e gli oggetti raffigurati appartengono alla Xyloteca Lignamundi, una collezione che Gianni Cantarutti (www.giannicantarutti.it) ha costruito in decenni di viaggi e appassionato lavoro collaborando con professionisti da tutto il mondo.
Identificare un legno richiede però un esame di maggior dettaglio rispetto alla sola superficiale osservazione delle sue caratteristiche più evidenti. Per questo motivo abbiamo corredato ciascun legno di altri due importanti elementi:

• un’immagine della sua superficie trasversale (ossia quella “di testa”) levigata con grana 1000 ed ingradita all’incirca di 10×1;
• una descrizione dei suoi caratteri macroscopici secondo la pubblicazione “Ruffinatto F, Crivellaro A, Wiedenhoeft AC. 2016. Lista dei caratteri macroscopici per l’identificazione dei legni. Supplemento a Sherwood – Foreste ed alberi oggi 216” gratuitamente scaricabile al link
http://tiny.cc/lignamundi, dove si trovano anche le chiavi di riconoscimento informatiche
(descritte poco più avanti).

Il riconoscimento macroscopico è un metodo di identificazione del legno scientificamente riconosciuto a livello internazionale, che attraverso l’uso di una semplice lente d’ingrandimento (10x o 14x) permette di effettuare un’identificazione basata su elementi oggettivi, chiamati
“caratteri macroscopici”. Alcuni di questi corrispondono a proprietà fisiche del legno (ad esempio il colore, la massa volumica, l’odore), ma per lo più sono invece determinati dalla sua struttura cellulare, ossia riguardano forma, dimensione, distribuzione e tipo di aggregazione delle cellule
che costituiscono il tessuto legnoso. La maggior parte di quest’ultimi caratteri sono visibili proprio sulla superficie trasversale, e per questo motivo la sua attenta osservazione è di norma imprescindibile per ottenere risultati attendibili. Dal momento che la descrizione generale
del metodo, così come la lista completa di tutti caratteri con le relative definizioni e foto, sono gratuitamente disponibili al link sopra citato, non si è ritenuto necessario replicarle in questa sede, in modo da non togliere spazio alle descrizioni dei legni. Allo stesso documento rimandiamo
anche per le indicazioni sulla preparazione di un campione da identificare e per un’introduzione generale sulla struttura del legno.

Le immagini sono state ottenute attraverso lo XyloScope, un microscopio digitale sviluppato presso il Forest Products Laboratory di Madison, WI (USA). Per maggiori informazioni: Ravindran P, Thompson BJ, Soares RK & Wiedenhoeft AC. 2020. The XyloTron: Flexible, Open-Source, Image-Based Macroscopic Field Identification of Wood Products. Front. Plant Sci. 11:1015. DOI:10.3389/fpls.2020.01015

La chiave di riconoscimento informatica è uno strumento atto a guidare il lettore nell’identificazione di un campione ignoto. Al link http://tiny.cc/lignamundi si trovano due chiavi distinte, una per le latifoglie ed una per le conifere, in altrettante cartelle. Copiate le cartelle sul vostro pc, quindi selezionate il file .html al loro interno per lanciare le rispettive chiavi. All’interno del browser si aprirà una finestra offline che a sinistra presenta la lista dei caratteri (coi relativi attributi, visualizzabili cliccando sul “+” a sinistra di ciascun carattere) e a destra quella delle specie. Per utilizzare la chiave è sufficiente selezionare i caratteri osservati sul campione da identificare (ad esempio anello poroso: presente; parenchima assiale a losanghe: presente; ecc.) ed il software via via andrà a filtrare solo le specie che presentano la combinazione scelta. Anziché seguire l’ordine numerico dei caratteri, consigliamo di partire dal campione in esame, individuando i caratteri più evidenti o di cui siamo più certi; per cui se ad esempio su una latifoglia si vedono lunghe bande di canali assiali, selezioneremo per primo il carattere “52. Canali intercellulari: in linee tangenziali lunghe”. In alternativa (o oltre) alla lente d’ingrandimento consigliamo anche l’utilizzo di microscopi USB, al giorno d’oggi disponibili a prezzi molto economici, grazie ai quali è possibile avere una visione più dettagliata dei caratteri.

Le proprietà fisico-meccaniche di ciascuna specie sono mostrate con dei grafici radar (alcuni valori, o l’intero grafico, possono non essere presenti nel caso in cui dalle fonti sotto citate non siano stati reperiti i relativi dati), scelti in quanto permettono di visualizzare la posizione di un
determinato valore in rapporto al minimo e massimo che lo stesso può assumere all’interno della popolazione di tutte le specie descritte, e quindi di avere a colpo d’occhio l’informazione di come per ciascuna proprietà una determinata specie si “classifica” rispetto a tutte le altre.
In un grafico sono rappresentati il ritiro tangenziale, il ritiro radiale e la nervosità (ossia il rapporto tra i primi due). I dati sono stati ricavati da Cividini 2001, Gérard et al. 2017 e Meier 2016.
In un secondo grafico sono invece mostrati il MOE2 (modulo elastico, N/mm2), il MOR3 (modulo di rottura, N/mm2), la durezza Janka (kgf), la MV (massa volumica, kg/m3) e il diametro massimo del tronco tipicamente disponibile (cm). I dati sono stati ricavati da Gérard et al. 2017, Giordano 1988 e Meier 2016.

Alla durabilità è dedicata una tabella (una o più colonne possono non essere presenti nel caso in cui dalle fonti sotto citate non siano stati reperiti i relativi dati e, nel caso dell’ampiezza dell’alburno, per le specie a durame indifferenziato) che comprende: resistenza agli insetti
(resistente, non resistente), resistenza alle termiti (resistente, moderatamente resistente, non resistente), resistenza ai funghi (molto durabile, durabile, moderatamente durabile, poco durabile, non durabile), trattabilità (facile da trattare, moderatamente facile da trattare, difficile da trattare, estremamente difficile da trattare) e ampiezza dell’alburno (molto stretto, stretto, medio, largo).
Le classi sono in conformità alla norma EN 350 e le fonti dei dati sono EN 350 e Gérard et al. 2017.
Il modulo elastico definisce la rigidità di un materiale, il quale è tanto più rigido quanto più il MOE è alto.
Il modulo di rottura rappresenta il carico che un materiale può sopportare prima di rompersi.

La sostenibilità è un tema di estrema rilevanza e molti dei legni presenti in questo volume presentano in tal senso criticità più o meno importanti. Tali aspetti sono discussi di volta in volta nei relativi testi introduttivi, dove viene anche segnalata l’eventuale iscrizione in lista CITES, ed in quale appendice.
La CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione) ha lo scopo di regolamentare il commercio internazionale di fauna e flora. L’elenco ufficiale delle specie protette dalla Convenzione è periodicamente aggiornato e prevede tre appendici a livello decrescente di protezione. In linea generale, la commercializzazione di specie protette CITES è possibile solo se autorizzata per mezzo di appositi certificati, ma le restrizioni possono variare da specie a specie a seconda sia dell’appendice, sia delle eventuali annotazioni specifiche.
Per ogni specie una barra colorata dal verde al rosso indica poi la classe di appartenenza in lista rossa IUCN. La IUCN (Unione internazionale per la conservazione della natura) è una ONG che al contrario della CITES non ha alcun potere di regolamentazione del commercio, ma tramite la sua lista rossa delle specie a rischio fornisce un importantissimo strumento di valutazione dello stato di conservazione delle specie e conseguentemente del loro rischio di estinzione. La lista è suddivisa in 7 classi, che in ordine crescente di rischio sono: least concern (specie abbondanti e diffuse), near threatened (specie con valori che si avvicinano alle descrizioni di una delle classi seguenti), vulnerable (popolazione diminuita del 50% in 10 anni, o areale ristretto sotto i 20000 km2, o numero di individui inferiore a 10000), endangered (popolazione diminuita del 70% in 10 anni, o areale ristretto sotto i 5000 km2, o numero di individui inferiore a 2500), critically endangered (popolazione diminuita del 90% in 10 anni, o areale ristretto sotto i 100 km2, o numero di individui inferiore a 250), extinct in the wild (popolazione costituita solo più da individui in cattività o coltivati/naturalizzati al di fuori del loro habitat originario), extinct (quando l’ultimo individuo della specie è scomparso). La barra di cui sopra riporta, abbreviate, le prime 5 classi (nessuna delle specie trattate rientra nelle ultime due), con quella di appartenenza in carattere nero, ed in bianco le altre. Se la specie non è classificata dalla IUCN, tutte le scritte sono bianche.
Infine, per ciascuna specie viene segnalata l’eventuale disponibilità di materiale con certificazione FSC. L’FSC (Forest Stewardship Council) è una ONG che promuove un sistema di certificazione forestale atto a dar prova che la materia prima utilizzata per un prodotto a base di legno provenga da foreste gestite correttamente e sia tracciabile. A pag. 12 è presente un approfondimento sul ruolo e le finalità di FSC a firma di Diego Florian, Direttore dell’Ufficio Nazionale di FSC Italia, mentre sul sito https://info.fsc.org/ è possibile verificare in modo aggiornato se una specie è disponibile con certificazione FSC e da quali aziende.

Oltre alle già citate possibili problematiche di sostenibilità, il testo introduttivo di ciascun legno riporta informazioni utili a definirlo e caratterizzarlo, quali note terminologiche, storiche, tecnologiche o di altra natura. Una mappa mostra invece per ciascuna specie la sua distribuzione geografica, con in verde gli Stati in cui è autoctona o naturalizzata ed in giallo quelli dove è stata introdotta. Si sottolinea che non si tratta di un vero e proprio areale di distribuzione della specie, perché non tiene conto della sua reale distribuzione all’interno dello Stato, che di norma è ridotta rispetto alla superficie totale dello stesso. La fonte dei dati è http://www.plantsoftheworldonline.org/. Infine, sono elencati gli impieghi più frequenti (fonti: Giordano 1988, Gérard et al. 2017 e Meier 2016).
Alcuni dei generi botanici trattati in questo libro (ad esempio Cordia, Dalbergia, Eucalyptus, ecc.) forniscono numerosi legni commerciali differenti; in questi casi solo una o alcune specie sono descritte interamente, mentre altre sono trattate in modo più conciso riportando solo le foto corredate da distribuzione geografica e informazioni circa la sostenibilità. Queste specie non sono necessariamente inserite in ordine alfabetico all’interno del genere, ma talvolta secondo altri criteri di elencazione (vedi ad es. Cordia).